Convegno AICC – La forza delle parole

La forza delle parole

Nell’autunnale pomeriggio di giovedì 17 novembre l’Aula Magna della Scuola Comunale di Musica del comune di Mondovì ha accolto gli spettatori dell’ultimo, coinvolgente incontro del ciclo “I mondi della follia”, organizzato dalla Delegazione di Cuneo dell’A.I.C.C.


Il Prof. Stefano Casarino, dopo i ringraziamenti alle relatrici del precedente incontro per le loro preziose riflessioni sulla scienza, sulla psichiatria e sulla filosofia, ha presentato la Prof.sa Gabriella Mongardi e la Prof.sa Giuditta Aimo, protagoniste della cultura monregalese: la prima, valente poetessa, è anche la responsabile della bella rivista online “Margutte”; la seconda, oltre ad essere docente di Lettere al Liceo Vasco-Beccaria-Govone, è provetta attrice.

La Prof.sa Mongardi ha introdotto al pubblico il tema della follia, centrale nella riflessione pirandelliana. Durante tutta la sua vita Pirandello fu ossessionato dalla paura di impazzire. Questa fobia si acuì quando la moglie, Antonietta Portulano, cadde preda della paranoia: e di questo dato biografico bisogna tenere assolutamente conto, per capire quanto ciò sia stato sconvolgente nell’esistenza di tale autore e foriere di una riflessione, tanto lucida quanto disperata, su questo tema. Secondo l’autore siciliano, il sottile confine tra normalità e follia sarà sempre indecidibile: il suo pensiero può essere illustrato, come propone la relatrice, attraverso un’attenta analisi delle sei sequenze, evidenziate dall’autore stesso, della novella Il treno ha fischiato. Proprio dopo aver ascoltato il fischio del treno, il protagonista, Belluca, proietta la sua mente in mondi liberi da ansie e preoccupazioni: quel suono improvviso lo induce a ribellarsi alla realtà alienante in cui è immerso quotidianamente, dettata da un capo-ufficio prepotente, e da una strabiliante situazione familiare. La frustrazione per la sua squallida esistenza lo porta a reagire violentemente contro il capo-ufficio, col risultato di essere rinchiuso in manicomio.  Pirandello, che ha più di un tratto in comune col protagonista, vuole così indicare al suo pubblico come sia possibile incrociare proprio nella “normalità” della vita quotidiana la vera follia, e come questa possa essere una, momentanea, via di fuga dalla realtà.

La Prof.sa Aimo ha inteso essere, invece, un tramite per conoscere ed esplorare il mondo della poetessa Alda Merini, popstar e “ piccola ape furibonda”, per la quale “è la vita che ti dà un senso. Perché bisogna ascoltarla, la vita!”. La relatrice ha permesso di conoscere questa straordinaria personalità attraverso foto, in cui la poetessa è sempre accompagnata dalla sigaretta, dal rossetto rosso, dalla collana di perle e dalla sciarpa di seta.

Alda Merini è stata raccontata aprendo, delicatamente,  la porta alla parte dolce  e profonda della sua anima: come quando racconta della sua nascita, “Sono nata il 21 a Primavera”, e di come la sua poesia, colta, eroica, fatta di angeli e demoni, di puro corpo e spirito, avvicini a Dio;  di come poi abbia perso tutto, perché fu costretta ad abitare l’Inferno, cioè il manicomio, ma con tutta la sua determinazione rimase attaccata alla vita, quella vita che assomiglia ad un puzzle composto da pezzi disordinati, confusi e sconosciuti.

Con le sue eccentricità, il suo essere fuori dalle righe, è stata ed è travolgente, stravolgente, fuggente, inafferrabile, e, nonostante il male e la solitudine vissuti, resta un fuoco che brucia: è la poetessa della gioia. La poesia dà voce alla vita, perché le parole sono armi che permettono di dipingere un quadro di sconvolgente letizia, ma anche intriso di dolore.