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Tecnologia e umanità, è questo il binomio affrontato dal prof. Walter Franco del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino durante la conferenza “Piccolo è (ancora) bello”, all’interno del Percorso “Le città nella città” del Liceo “Vasco Beccaria Govone”, nell’ambito del Progetto “Educazione alla Bellezza” promosso dalla Fondazione CRC (rappresentata dalle Consigliere Giuliana Turco ed Elda Lombardi).

Il 5 febbraio, nell’Aula Magna gentilmente concessa dalla Dirigente dell’Istituto Alberghiero “Giolitti” – prof.ssa Donatella Garello -, davanti a un nutrito pubblico di docenti e studenti, si è affrontato il tema della tecnologia con un approccio umanistico- tra letteratura, filosofia, sociologia ed intermezzi musicali- oltre che scientifico.

Una apprezzata contaminazione per scardinare falsi miti e riscoprire una dimensione umana del progresso.

Punto di partenza è stato il linguaggio pubblicitario, in cui la tecnologia è per lo più sinonimo di potenza e velocità, ma sarebbe sufficiente la sua stessa definizione per smontare tanti luoghi comuni. Se la tecnologia è propriamente “l’uso di ciò che può essere applicato alla soluzione di problemi pratici” (Enciclopedia Treccani), è evidente, se pure sottintesa, la centralità dell’uomo, unico metro di misura per stabilire cosa risponda davvero ai bisogni umani.

Particolarmente significativo, tra i tanti, il riferimento al saggio di David F. Noble “La religione della tecnologia” del 1997 in cui viene denunciata l’infatuazione dell’uomo nei confronti della tecnologia, a cui l’uomo chiede la salvezza e che diventa, nelle sue mani, lo strumento per raggiungere la perfezione, per diventare un “creatore” e avvicinarsi dunque a Dio. In questa prospettiva, la corsa allo spazio -ultima frontiera del progresso tecnologico- è diventata la nuova ascesa al Paradiso; dal mito di Icaro alle missioni spaziali, sembra essere ancora l’hybris la molla dell’agire umano.

Il paradosso di una società sempre più meccanizzata, però, è quello di creare sovrapproduzione, che genera a sua volta nuovi bisogni, e di far risparmiare tempo che poi non si sa come occupare.

Emblematiche le parole, per restare nel clima sanremese di questi giorni, della band torinese “Eugenio in Via di Gioia” con la canzone “All you can eat”: “Padrone dacci fame abbiamo troppo da mangiare… La sazietà non ci basta più … Sentiamo mancanza di bisogno da soddisfare”. Ritornano alla mente le parole del Piccolo principe: “Io, se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana”. Insomma, un elogio della Bellezza nella lentezza e nella semplicità.

È stato questo l’argomento della seconda parte, con un’impronta più propriamente scientifica, iniziata con una provocazione: è più veloce un’automobile (130 Km/h) o una bicicletta (20 km/h)?

Se sembra scontata la risposta, le cose potrebbero cambiare prendendo in considerazione il contesto, il costo sistemico e l’input energetico richiesto e potremmo scoprire con sorpresa che, a volte, la bicicletta batte l’automobile: curiosa in tal senso la rassegna di esperimenti illustrati dal Prof. Franco: il primo volo con la bicicletta (il Gossamer condor) del 1977, il volo a elicottero azionato a pedali del 2013; la bicicletta che supera a 136 Km/h in autostrada un’automobile.

In conclusione, il Prof. Franco ha guidato il pubblico alla scoperta delle tecnologie intermedie e appropriate, sperimentate dal Politecnico, quelle applicabili su piccola scala, semplici, a basso costo, di piacevole utilizzo, flessibili, a basso consumo, durature: ne sono un esempio la macchina per fabbricare mattoni per la Tanzania, quella per produrre le balle di paglia con cui edificare le case ad Haiti e, per restare in Italia, quella pensata per la raccolta dello zafferano, per l’agricoltura nei terreni terrazzati e la trebbiatrice manuale per il grano in montagna.

Tematiche di stringente attualità, in un’epoca, la nostra, alle prese con emergenze ambientali ed etiche legate al sistema produttivo.

Piccolo è bello, per riprendere il saggio del filosofo economista E.F. Schumacher datato 1973.

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